domenica 14 settembre 2008

Tubo ottico Skywatcher Mak 180 PRO di Stefano Gerlin


Il Maksutov della Skywatcher in questione, viene recapitato in una bella e solida confezione di cartone molto spesso del peso complessivo di circa 10 Kg. All'interno c'è un "blocco" di materiale espanso che trattiene e protegge molto bene l'ottica, il cercatore e gli accessori contenuti nell'imballo (tutti accuratamente incellophanati). Il "blocco di espanso" è fatto così bene che, eliminata la scatola di cartone, ho provveduto a realizzare un contenitore in legno costruendolo "intorno" all'imballo stesso e realizzando così un funzionale baule per il trasporto dell'ottica. All'interno della scatola trovano posto: l'ottica, il cercatore con relativo supporto, un prisma di modesta qualità ottica, un oculare da 9mm e un oculare da 20mm che non riportano alcuna indicazione sulla loro configurazione ottica e che, come ho avuto modo di provare, non sono il massimo della qualità se rapportati alle potenzialità di questo maksutov.Si tratta di uno strumento con diametro utile di 180mm e lunghezza focale di 2700 mm. quindi un F15. Nell'imballo ci sono un bel cercatore 9X50 con attacco a coda di rondine; mi è piaciuta molto sia la resa sul cielo, in relazione al compito cui è destinato, sia il supporto di collimazione a 6 viti.Una nota negativa va al tappo copriottica del mak che è troppo lasco e cade semplicemente inclinando lo strumento. Problema comunque risolvibile in pochi minuti spessorando leggrmente il bordo del tappo stesso che si incastra sull'ottica.Sul menisco, che presenta una bella colorazione verde\azzurrina data dal trattamento antiriflesso, non ho riscontarto nessuna irregolarità o macchia e mi ha stupito la grande trasparenza che lo stesso presenta in certe condizioni di illuminazione. Il tubo ottico è di colore bianco e champagne e questo abbinamento cromatico gli conferisce un aspetto alla vista davvero molto piacevole e, per quanto lo può essere un telecopio, elegante. Pesa, completo di cercatore, poco meno di 8Kg ed è lungo 50 cm.Il secondario è realizzato alluminando la parte interna del menisco e quindi non c’è la possibilità di collimarlo. Ad ogni modo è possibile intervenire direttamente sul primario qual’ora si rendesse necessario riallineare le ottiche (lo strumento mi è arrivato perfettamente collimato e non ho mai riscontrato il minimo disallineamento ottico).La messa a fuoco avviene tramite lo spostamento del primario (come sugli S.C.) e la manopolina ha un movimento molto piacevole in quanto offre la giusta resistenza e non ho mai notato zone che presentassero variazioni di resistenza durante la sua rotazione. Mi è capitato, durante una sessione osservativa in una notte invernale (temperatura -7 gradi centigradi), che la manopolina di gomma si sia “sfilata” dal sostegno. Anche in questo caso, una volta giunto a casa, ho risolto il problema mettendo 2 goccine (ma proprio poco poco) di frenafiletti a bassa resistenza.Un’altra cosa che mi ha un po’ stupito, vista la classe dello strumento, è che la filettatura nella zona posteriore del telescopio non sia compatibile con gli accessori Meade o Celestron tanto che, per utilizzare appieno il mio parco accessori, ho dovuto aquistare un apposito adattatore che si avvita all’ottica e presenta, dalla parte opposta, la filettatura con lo standard USA (24 filetti per pollice). Ad ogni modo, è un difetto da poco, risolvibile con una ventina di Euro.Per la prova dell'ottica ho montato il Mak su di una cinesissima EQ5. La montatura in questione si è dimostrata assolutamente inadatta per un utilizzo dello strumento poichè vibrava e oscillava ad ogni minimo contatto. Le cose sono migliorate decisamente quando ho sostituito il treppiede originale (in alluminio leggero) con uno con gambe in acciaio del diametro di 50mm. Con la EQ5 in questa configurazione, con le gambe completamente retratte e treppiede appoggiato su prato erboso (e con delle piastre di legno quadrate di 15X15 cm poste sotto i puntali del treppiede stesso per evitare eventuali sprofondamenti) il tempo di smorzamento delle vibrazioni, osservando a 180X, si attesta intorno ai 2\3 secondi che può essere accettabile in visuale ma poco tollerabile per la fotografia.Per quanto riguarda le osservazioni in alta risoluzione, sono rimasto davvero colpito dalle immagini fornite da questo strumento. Giove e Saturno sono semplicemente spettacolari. I dischi dei pianeti sono stagliati su di un fondo cielo davvero nerissimo. Certo, in merito alla quantità di dettagli su Giove, il C11 di confronto ne mostra davvero molti di più (ma 280mm contro 180mm è una lotta impari) però l’immagine del pianeta, per quando piacevole e fruibilissima, è sempre leggermente impastata e con un tenue alone di luce diffusa attrono al disco del pianeta. Nel Mak invece l’immagine è davvero incisa, sembra quasi “staccarsi” dal fondo cielo e la luce diffusa intorno al disco è pressochè insesitente. In un confronto più alla pari, tra il TAL 200 K (un’ottica Kletzkov da 200 mm F10) e il Mak 180, sicuramente quest’ultimo ne esce vincitore. La quanità di dettagli visibile è pressocchè identica ma la qualità con cui si vedono non lascia pazio a dubbi: sembra di osservare in un rifrattore. Continuando a parlare di Giove, infatti, i dettagli erano visibilmente più incisi così come i satelliti galileiani, mentre su Saturno, la divisione di Cassini, era “più nera” se mi passate il termine. Sul gigante gassoso, in una serata con seeng tra 1 e 2 della scala Antoniadi ho trovato che l’ingrandimento migliore fosse intorno ai 220 X (Plossl 12 mm) mentre sul pianeta inanellato, nella medesima serata, l’immagine era ancora molto bella e ben conrastata a 300 X (Plossl 9mm). Sulla Luna mi son spinto fino a 385 X (Genuine Ortho da 7mm.) dove la quantità di dettagli è davvero impressionante. Oltre questo ingrandimento non ho notato miglioramenti a livello visuale. La Luna, comunque, è davvero stupefacente anche a ingrandimenti minori: a 85X è possibile scorgere sulla superficie una miriade di minutissimi dettagli che invogliano l’osservatore a spingersi molto più in là con gli ingrandimentiIneccepibile, ovviamente, anche nell’osservazione delle stelle doppie dove questo strumento fornisce immagini che oserei definire “da manuale”. Mi rammarico solo di non aver annotato quali doppie ho osservato e separato, ma ricordo perfettamente le splendide immagini restituite da quest’ottica in questo tipo di osservazione con centriche ineccepibili.Ovviamente ho utilizzato questo strumento anche nell'osservazione di oggetti più elusivi di pianeti e stelle doppie. Per chi avesse dei dubbi sull'utilizzo di questo mak sul profondo cielo, ricordo che nell’osservazione visuale conta solo il diametro dell’ottica mentre il fatto che si tratti di un F15 è irrilevante (cosa invece importante in campo dell'astrofotografia).Nell’osservazione deep sky sono rimasto molto soddisfatto per come si è comportato questo strumento. L’unico neo in questo tipo di osservazioni è la ristrettezza del campo che non permette di godere appieno degli oggetti più estesi come, ad esempio, gli ammassi aperti (Acca e Chi Persei si devono osservare uno per uno anche utilizzando ingrandimenti bassi).Comunque questo non è da considerarsi un difetto, ma una caratteristica propria delle ottiche Maksutov progettate per l’alta risoluzione e quindi con un campo molto più ristretto di altri strumenti. Pur osservando con oculari da 2” tipo wide angle, la situazione non migliora anzi, è chiaramente percepibile la vignettatura ai bordi (si vede nettamente il “cerchio nero” con all’interno il campo stellare), soprattutto con gli oculari di focale più lunga.M 42 in Orione, seppur leggermente meno luminosa che nel TAL 200, era un intrico di finissime trame di gas e il trapezio era veramente uno spettacolo. Gli oggetti di Messier sono tutti tranquillamente alla portata di questo strumento fatta eccezione per M1 che ho trovato davvero molto elusiva. Le nebuolse Trifida e Omega nel Sagittario poi sono davvero splendide e le nubi oscure di gas che vi si stagliano sopra sono visibili con un incisione davvero “fotografica”Si tratta di uno dei migliori strumenti nei quali abbia messo occhio e otticamente mi ha davvero impressionato.